" Un'idea, un concetto, un'idea.... finchè resta un'idea è soltanto un'astrazione; se potessi mangiare un'idea avrei fatto la mia rivoluzione!" --Giorgio Gaber--

Che spasso!!!!!!aahahahahahhaha!!!!



Parte seconda: dalla fine della seconda guerra mondiale alla prima guerra arabo-israeliana
Dopo la fine della seconda guerra mondiale gli Stati mediorientali che erano stati oggetto dei mandati della Società delle Nazioni dopo la prima guerra mondiale ottennero l’indipendenza e nel 1945 formarono la Lega degli Stati arabi che aveva lo scopo (mai raggiunto) di giungere alla creazione di un unico Stato arabo federale.
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Stati |
Anno indipendenza |
Da chi |
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Transgiordania (oggi Giordania) |
1946 |
GB |
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Iraq |
1932 |
GB |
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Siria |
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Francia |
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Libano |
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Francia |
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Egitto |
1922 |
GB |
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Arabia Saudita |
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Yemen |
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Restava da sciogliere la situazione della Palestina, contesta tra ebrei ed arabi.
Nel 1939 la GB si era impegnata a rendere indipendente la Palestina entro 10 anni, pressata sempre di più dal peso della componente ebraica negli USA e dal fatto che intanto i coloni ebrei in Palestina avevano creato delle organizzazioni militari passate alla lotta armata (condotta dai più estremisti con metodi terroristici) non più soltanto contro gli arabi, ma anche contro gli inglesi.
Trovandosi davanti ad una situazione incontrollabile, la GB si tirò fuori dal conflitto e nel 1947 annunciò che l’anno seguente avrebbe ritirato le sue truppe dalla Palestina, rimettendo alle Nazioni Unite il compito di trovare una soluzione al problema.
L’Onu approvò quindi un piano di spartizione in due Stati, che però fu respinto dagli arabi.
Nel maggio del ’48, appena gli inglesi abbandonarono la Palestina, gli ebrei proclamarono la nascita dello Stato di Israele, e gli Stati della Lega araba, per tutta risposta, lo attaccarono militarmente.
La prima guerra arabo-israeliana (gennaio ’48-49) si concluse con la sconfitta degli Stati arabi e la dimostrazione della combattività del nuovo Stato di Israele.
Con la guerra del ’48, inoltre, Israele si ingrandì rispetto al piano di spartizione delle Nazioni Unite, occupando anche la parte occidentale di Gerusalemme.
La Transgiordania, che cambiò nome in Giordania, incamerò invece i territori occupati dalle truppe durante il conflitto, sottraendoli all’ipotizzato Stato arabo di Palestina.
Un milione di profughi arabi furono costretti ad abbandonare Israele e ripararono nei Paesi vicini, in particolare in Giordania.
Liberamente tratto da Sabbatucci G., Vidotto V. (2002) “Storia Contemporanea”, vol. II “Il Novecento”, editori Laterza, Roma-Bari.
Oggi, con un'azione che il diritto internazionale configura come un grave crimine di guerra, gli israeliani hanno lanciato sulla sede Onu dell'alto commissariato per i rifugiati di Gaza delle bombe al fosforo, considerate dai trattati internazionali rilevanti in materia delle armi di distruzione di massa.
Le bombe al fosforo sono già state usate in Iraq dagli americani, sulla città di Falluja, nel 2001. Le loro polveri bruciano le carni fino all'osso e non fanno distinzione tra civili e militari, donne o bambini, miliziani e cittadini inermi.
Un glorioso antecedente fu l'utilizzo sulla popolazione vietnamita dell'agente arancio, con effetti simili.
Senza voler parteggiare per l'una o per l'altra parte, ma solo al fine di ristabilire la VERITA' STORICA, molto spesso manipolata per meri fini politico-propagandistici da fazioni di ogni schieramento, ecco cosa dice la storiografia più aggiornata sulle origini e cause del conflitto israelo-palestinese.
Per non dimenticare che, proprio adesso, la criminale ottusità di governanti e terroristi sta causando un orribile bagno di sangue.
Parte Prima: dai primi anni del Novecento alla Prima guerra Mondiale
Fin dai primi anni del Novecento i colonizzatori europei strumentalizzarono i movimenti indipendentisti arabi, al fine di far cadere il dominio dell’impero ottomano sul Medio Oriente.
Nel 1915-16 l’alto commissario britannico per l’Egitto, Mac Mahon, promise allo sceriffo della Mecca Hussein che, se i suoi uomini avessero combattuto contro l’Impero Ottomano, avrebbero ottenuto l’appoggio inglese per la costituzione di un grande regno arabo indipendente, comprendente l’ Arabia, la Mesopotamia e la Siria.
Nel 1916 Hussein lancia i beduini in una guerra santa contro i turchi assieme all’esercito inglese e coadiuvato da un consigliere militare britannico, Edward Lawrence (il famoso “Lawrence d’Arabia”).
Vinta la guerra, gli inglesi non rispettano i patti presi con i loro alleati arabi: per non frustrare le ambizioni francesi nell’area, infatti, procedettero alla spartizione delle terre acquisite: alla GB andarono la Mesopotamia e la Palestina (comprendente oggi lo Stato di Israele ed i territori Palestinesi); la Francia invece acquisì il Libano e la Siria.
Come compenso alla rinuncia al grande regno arabo, gli inglesi crearono nelle loro zone di influenza due nuovi Stati: l’ IRAQ e la TRANSGIORDANIA (oggi GIORDANIA).
Guarda la cartina
Dopo la prima guerra mondiale le acquisizione territoriali britanniche e francesi in Medio Oriente vennero ulteriormente consolidate, sotto forma di mandati, affidati alle due potenze dalla Società delle Nazioni.
Nello stesso periodo gli inglesi stessi ponevano le basi del conflitto, tuttora lungi dal giungere a conclusione, tra i residenti arabi ed i colonizzatori ebrei.
Infatti nel novembre 1917 il governo inglese, per bocca del ministro degli esteri di allora, Balfour, riconobbe il diritto del movimento sionista a creare in Palestina una sede nazionale per il popolo ebraico. La dichiarazione era stata redatta di concerto con il presidente americano Wilson, desideroso di ottenere il consenso del movimento sionista americano alla causa dell’Intesa (non si dimentichi che siano alle soglie della prima guerra mondiale!).
La dichiarazione Balfour pose le basi del conflitto tra i futuri israeliani ed i palestinesi: infatti faceva salvi i diritti civili e religiosi MA NON I DIRITTI POLITICI delle popolazioni arabe residenti DA SEMPRE in Palestina.
Venne così legittimata ambiguamente l’immigrazione sionista che cominciò a svilupparsi in quegli anni e che portò, nel 1920-21 ai primi scontri fra coloni ebrei e residenti arabi.
Come si vede, quindi, la colonizzazione ebraica della Palestina inizia BEN PRIMA dell’inizio della persecuzione nazista contro gli ebrei, sebbene la scoperta degli ORRORI perpetrati nei campi di concentramento non farà altro che far aumentare il flusso dei coloni che, scappando dall’Europa, cercherà rifugio nella terra promessa della Bibbia.
Liberamente tratto da Sabbatucci G., Vidotto V. (2002) “Storia Contemporanea”, vol. II “Il Novecento”, editori Laterza, Roma-Bari.
DAL NOSTRO INVIATO
Gestisce un magazzino di autoricambi in via del Progresso, il cuore commerciale della città. Spiega che dopo quella visita cercò in tutti i modi di farsi almeno ridurre la quota da pagare. Si mise in contatto con gente vicina allo «zio Pasquale », che lui sapeva essere il boss della zona, «per risolvere il problema». Uno di loro, Vincenzo Torcasio, è stato arrestato ieri insieme ad altre tre persone, in una nuova operazione antiracket della polizia, anch'essa resa possibile grazie alla collaborazione della vittima dell'estorsione. Per Mangiardi non ci fu niente da fare: «Mi dissero che potevano scendere a 500 euro, ma se non volevo pagare dovevo chiudere». Poi fu avvicinato da una persona che conosce da sempre: «Suo padre è mio cliente, mi prese da parte e mi disse che poteva organizzarmi un incontro chiarificatore con lo zio Pasquale ». Il pubblico ministero ripete la domanda: «È presente in quest'aula?». Rocco Mangiardi alza il dito per la seconda volta, indicando l'imputato Antonio De Vito, seduto accanto a Giampà e agli avvocati difensori: «Un giorno mi convocò nel suo ufficio — continua —, mi fece entrare in una stanza dove c'era Pasquale Giampà e disse che dovevamo uscire solo dopo aver trovato l'accordo ». Ma nel faccia a faccia con il boss l'accordo non si trovò: «Giampà era arrabbiato perché avevo cercato altre persone, mi disse che quando lo seppe voleva bruciarmi il magazzino, e che se volevo la protezione di altri dovevo trasferirmi nella loro zona.
Io replicai che volevo solo attenuare il danno, e proposi 250 euro al mese. Lui rispose che non chiedeva l'elemosina, e che in via del Progresso pagavano tutti, dalla A alla Z». Gli imputati fissano il testimone, che sembra sempre più piccolo ma non si ferma: «Io non voglio pagare gente che non lavora per me, e che so che userà i miei soldi per comprare proiettili, bombe e benzina. Preferisco assumere un padre di famiglia, ma subire un'estorsione no». Poco dopo l'incontro con Giampà, lavorando su un'altra indagine, la polizia ebbe il sospetto che Mangiardi fosse ricattato dal racket. Fu convocato in questura, ma negò tutto. Aveva paura. Gli misero una microspia nell'automobile e intercettarono un dialogo nel quale l'uomo confidava alla moglie la tentata estorsione. Lo convocarono di nuovo, gli contestarono quel colloquio, Mangiardi vuotò il sacco: «Non posso più negare», e raccontò la storia che ora ripete in aula. Quando tocca a loro, i difensori degli imputati tentano di farlo cadere in contraddizione, ma il testimone insiste nella sua versione. Gli chiedono se ha avuto soldi dall'Associazione antiracket, e perfino se abbia avuto una relazione sentimentale che gli dava dei problemi. Il presidente del tribunale non ammette le domande, il clima si fa pesante. Su domanda dei giudici viene fuori che il padre dell'imputato De Vito, poco tempo fa, s'è presentato al negozio di Mangiardi: «Mi ha chiesto se potevo aiutare suo figlio, per tirarlo fuori dal processo. Io lo capisco, ma non ne ho la possibilità ». La deposizione è finita, il testimone esce dall'aula accolto dagli amici dell'antiracket e dagli agenti di scorta. Glieli hanno assegnati dopo la pubblicazione di notizie su un presunto progetto d'attentato, non si sa bene a quale magistrato. Un disagio e una preoccupazione in più per Mangiardi, l'uomo che ha detto no al «pizzo» e ha puntato il dito contro chi lo pretendeva. Tano Grasso lo abbraccia: «Il nostro auspicio è che altri imprenditori seguano il suo esempio ed escano allo scoperto, com'è successo in Sicilia». E il sindaco Speranza: «Gli siamo grati, può segnare l'inizio di una nuova era». E' quel che ripeterà giovedì prossimo a al capo dello Stato durante la sua visita in Calabria, terra di 'ndrangheta e ora anche di qualche testimone.
)

Da Repubblica di oggi, ecco il Verbus Brunettorum:
Parlando più in generale del sistema previdenziale, Brunetta ha sostenuto che innalzando ulteriormente l'età pensionabile "si recupera quel 10% in più dello spaventosamente basso tasso di occupazione italiano" e questo "significa 2-3 milioni di posti di lavoro in più, il che vuole dire incrementare il gettito fiscale e il Pil del Paese". L'invecchiamento attivo, ha detto ancora, "è un bene pubblico e come tale occorre farne rilevare la convenienza e sostenerlo con gli opportuni incentivi, anche fiscali, e disincentivare le uscite precoci dal lavoro", in particolare per la fascia di età compresa tra i 55 e i 65 anni.
Se ho capito bene, vogliamo aumentare l’occupazione facendo lavorare i vecchi, invece di mandarli in pensione e lasciare il loro posto ai giovani..wow, grande Brunetta! (grande faccia di merda)
Ha ragione Travaglio: questi ci pisciano addosso e ci dicono che piove!
Milano, 29 nov. (Apcom) - Renzo Bossi, il figlio del leader della Lega nord Umberto, non ha superato l'esame orale della maturità scientifica ripetuto da privatista dopo la bocciatura del luglio scorso presso il Collegio arcivescovile Bentivoglio di Tradate, in provincia di Varese. A luglio Renzo Bossi si era presentato alla prova orale con una tesina sul federalismo, 'Carlo Cattaneo e la valorizzazione romantica dell'appartenenza delle identità'. Questa volta come materia principale invece aveva scelto la fisca. L'esame è durato circa un'ora. Accanto alla commissione esaminitrice, riconvocata per valutare nuovamente la preparazione del ragazzo, era presente un ispettore del ministero dell'Istruzione.
In seguito alla bocciatura dello scorso luglio (si trattava già della seconda a una prova di maturità per il figlio di Umberto Bossi) la famiglia aveva fatto ricorso al Tribunale amministrativo. Prima della sentenza del Tar tuttavia il giovane - che aveva spiegato di essere stato interrogato su parti di programma mai affrontate durante l'anno scolastico - aveva ottenuto la possibilità di ripetere l'esame da privatista.
La nuova bocciatura di Renzo Bossi, secondo il padre dipende "anche" dal fatto che "gli hanno fatto rifare l'esame con gli stessi insegnanti di prima". Lo ha affermato afferma lo stesso Umberto Bossi stasera a margine di un incontro della Lega a Sarezzo.
Io gli avevo suggerito di non andare a fare l'esame - ha aggiunto Bossi - ma lui è voluto andare. E' stato anche bravo, è andato... Però...".
Alla domanda se questa vicenda è in relazione con la sua idea di avere insegnanti del Nord nel settentrione d'Italia Bossi replica: "Ogni Regione deve avere i suoi insegnanti se no questo aspetto c'è sempre".


Gli scontri di ieri a Roma
Un senso diffuso di smarrimento. Ecco cosa vedo, ecco cosa leggo negli occhi di tutti noi, soprattutto giovani, oggi sempre più spaventati dalle prospettive di precarietà che, come dense nubi fosche, si assediamo davanti a qualsiasi progetto di vita.
In tutto questo, che fine ha fatto la partecipazione politica, quella molla che spinge il singolo a dire: io faccio parte di una comunità, e come tale mi impegno, mi interesso di ciò che succede ai miei simili, protesto davanti a palesi ingiustizie?
E’ stata risucchiata ed avvilita. Risucchiata ed avvilita da un sistema politico che, sempre maggiormente diventa una casta, chiusa verso l’esterno, verso la vita reale.
Ma qual è stato il punto di non ritorno, il momento nel quale si è concretamente posta una pregiudiziale gravissima alla partecipazione politica nel nostro Paese, che ci fa affermare “questa ormai non è più democrazia”?
E’ stata indubitabilmente la scelleratissima legge elettorale promossa da Berlusconi, definita dal suo stesso ministro “una porcata”. Quella leggina ha introdotto nel nostro ordinamento un principio gravissimo: l’impossibilità per il cittadino di scegliere chi deve arrivare in Parlamento.
Ormai lo sanno tutti, alle ultime elezioni chi ha votato ha solo potuto scegliere il simbolo, non la persona. Questo significa che non esiste più alcun controllo democratico su coloro i quali ci dovrebbero rappresentare in Parlamento.
Le conseguenze di quest’ aberrazione sono ormai davanti agli occhi di tutti. In parlamento sono giunti nella maggior parte dei casi gli “amici degli amici”, viscidi vermi, abituati a far carriera leccando i larghi culoni dei loro leaders di partito. Come spiegare altrimenti la presenza nella nostra suprema assemblea rappresentativa di persone che, se fossero state poste davanti al giudizio del popolo sarebbero state sicuramente trombate ? Cosa pensare di uno come Nicolò Ghedini, l’avvocato personale di Berlusconi, a che titolo quel soggetto si siede oggi in Parlamento? E lì per difendere gli interessi degli elettori di Forza Italia o quelli personali di Berlusconi?
Ormai ogni classificazione sembra sfumare, ma stabilire se Ghedini e altri come lui rappresentano gli interessi di Berlusconi o quelli dell’ ITALIA fa la differenza tra vivere ancora in una democrazia o scivolare in una morbida dittatura di continue prese per il culo.
Giusto per par condicio, cosa pensare invece di Marco Minniti? Uno che ogni volta che si è presentato davanti agli elettori (calabresi in questo caso) è stato TROMBATO, con quale criterio è stato di nuovo presentato come capofila nelle liste del pd alla Camera per la regione Calabria? perché, secondo quali logiche queste persone continuano a sopravvivere politicamente?
La stessa cosa vale per i vertici provinciali e cittadini degli ex DS di Reggio Calabria. Pesantemente sconfitti alle ultime elezioni, sono ancora tutti lì, indegni rottami senza senso.
Io credo che questo stato di cose, che ha portato in Parlamento persone che non avrebbero mai potuto aspirare all’elezioni con un'altra legge elettorale, sia alla base dell’attuale sconforto che assale chiunque segua la nostra politica nazionale.
Purtroppo la situazione va del resto peggiorando: sbarramento al 5 per cento, via le preferenze e aumento del numero delle circoscrizioni da 5 a 10.
Sono queste le novità introdotte dal testo base della riforma della legge elettorale adottato il 09/10/2008 dalla commissione Affari Costituzionali di Montecitorio. Il termine per la presentazione degli emendamenti è fissato per domani. Il 27 ottobre la pdl approdera' in Aula a Montecitorio.
Ps à E il premier, nella prima puntata di Porta a Porta di quest’anno, in un impeto di democrazia, a scanso di ulteriori dubbi , afferma "No al ritorno alle preferenze. Con le circoscrizioni che hanno le dimensioni che conosciamo si stima che ci debba essere una campagna che va dai 2 ai 3 mln di euro. Questo porterebbe a un ritorno al passato, con i candidati che dovrebbero rivolgersi agli elettori per avere i soldi in un modo che non sempre si può essere sicuri sia alla luce del sole. Si tornerebbe nella vecchia politica con i finanziamenti occulti".
Molto meglio allora che i candidati li scelga lui, così risparmiamo tutti assieme, anche la fatica di scegliere.
RIVOGLIAMO LE PREFERENZE, RIVOGLIAMO LA DEMOCRAZIA!!!!!!