Il muro di Frosinone

" Un'idea, un concetto, un'idea.... finchè resta un'idea è soltanto un'astrazione; se potessi mangiare un'idea avrei fatto la mia rivoluzione!" --Giorgio Gaber--


CHI SONO

Utente: capodanna
Perchè il Nord Italia si evolve e il Sud resta sempre uguale a se stesso? Che ruolo ha in tutto ciò la "fuga dei cervelli"? E se esistesse un muro a Frosinone che dividendo l'Italia costringesse i giovani meridionali a vivere,studiare,lavorare,operare attivamente nella e PER la propria terra? Non si tratta di fantasie secessioniste ma di libere riflessioni su un problema che da troppo tempo ci affligge... Sotto lo pseudonimo di Anna D'anna si nascondono varie voci che esprimono pensieri con la speranza che,leggendo,qualcuno possa aggiungere "another brick in the wall". Questo blog può essere visualizzato in maniera corretta usando come Browser Mozilla Firefox e NON Internet Explorer

Rianimate

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mercoledì, 15 aprile 2009

La vignetta di Vauro

Ma ora, dico io, ma aveva forse torto il signor Vauro, a dire che adesso, dopo quello che è successo a l'Aquila, l'unica cubatura da aumentare è quella dei cimiteri? ma chi diavolo avrebbe offeso?

vauro

Perchè la VERITA' detta da Vauro dovrebbe offendere più delle bugie di Berlusconi e dei suoi sodali?

Prima del terremoto, in quella bellissima legge c.d. "piano casa" in discussione, il governo nominava le norme antisismiche solo per definire degli snellimenti della legislazione!! e questo non lo dico io, ma Gian Antonio Stella sul corriere della Sera, ma soprattutto E' QUESTO CIO' CHE ERA SCRITTO NELLA LEGGE!!!

Solo DOPO la tragedia si è modificato quel famigerato articolo 25, stabilendo che le case che non rispettano i criteri di costruzione antisismici non possono beneficiare di alcun contributo!!

Ci sono voluti 300 morti per convincere il governo a non snellire la normativa antisismica!!

E questo è più o meno offensivo della vignetta di Vauro, che dice solo la verità?

Perchè ebbene si, a causa dell'ottusità di questo governo e di quelli precedenti, che con i vari mille proroge hanno fatto slittare per anni l'entrata in vigore delle nuove legislazioni in materia antisismica e non hanno mai controllato niente, garantendo al più all'abusivo ogni tipo di sanatoria, adesso l'Aquila non c'è più, e l'unica cubatura che si dovrà aumentare, dato che le case sono crollate E LA GENTE C'E' MORTA SOTTO, sarà quella dei cimiteri.

Perchè non si può dire la verità? Perchè non c'è uno schifo di giornalista, che invece di andare a fare la parata su luoghi di dolore per fare audience non domanda direttamenti agli abruzzesi cosa ne pensano?

MA VERGOGNATEVI, NON SIETE GIORNALISTI MA VISCIDI LECCACULO!

Ecco perchè qui la vignetta di Vauro noi la pubblicheremo e ripubblicheremo!!!!!

 Mi offede molto di più il tg1, che si vanta dei "picchi di 10 milioni di ascoltatori" per il terremoto!




VAURO SEI UN GRANDE, CONTINUA COSI'!!!!



domenica, 08 febbraio 2009

...Oltre agli Italiani, anche Obama manda Berlusconi a CAGARE!!!!!!!!!!

Ehehehe!!! Berlusconi ha detto un' altra volta: "Non è vero che voglio cambiare la Costituzione, shono shtato fraintesho dai soliti giornalishti!!!"  Che spasso!!!!!!aahahahahahhaha!!!!
ihihihii!!! praticamente si è mandato a cagare da solo!!!!!

....Ma ancora più divertente è il fatto che il Presidente Obama si sia ricordato di rispondere agli auguri per l'insediamento che gli aveva mandato Veltroni proprio oggi!!! Ma che strana coincidenza!! eheheheh

Ecco il testo, in cui Obama ringrazia Veltroni e non vede l'ora che presto Italia e Usa possano collaborare assieme (invece di scriverlo a Berluska l'ha scritto a Veltroni!!! (ha scritto "nell'attesa di poter collaborare con te", rivolgendosi a Veltroni!!)

"Grazie per le tue congratulazioni per la mia elezione come presidente degli Stati Uniti - ha scritto Obama a Veltroni -. Ho molto apprezzato il tuo messaggio. Gli Stati Uniti e l'Italia devono far fronte ad una serie di sfide che credo riusciremo ad affrontare meglio insieme. Abbiamo però anche delle straordinarie opportunità che, se riusciamo a cogliere, possono far crescere i nostri obiettivi comuni".

"Ora che cominciamo a lavorare insieme - si legge ancora - sarà per me di fondamentale importanza la nostra collaborazione. Sono fiducioso che gli Stati Uniti e l'Italia possano lavorare insieme in uno spirito di pace e di amicizia per costruire un mondo più sicuro nei prossimi quattro anni. Nell'attesa di poter lavorare con te per questo obiettivo e per rafforzare i rapporti tra i nostri paesi, ti mando i miei più sinceri saluti".


E dopo tutta questa vicenda, mentre il Presidente della Repubblica a Napoli incassa ovazioni, davvero siamo sicuri più che mai di poter dire: (ahahahahahaihiihihhiihehehehhehhhah!!!!!)
Berlusconi sei patetico!!!!!!

sabato, 07 febbraio 2009

Veltroni svegliati!!!

Ormai Berlusconi è un fiume in piena, attacca tutto e tutti. Ha pessimi propositi in mente. Quest'uomo ci vuole trascinare in una dittatura. Se cambia le norme sulla decretazione d'urgenza ed i regolamenti parlamentari facendo approvare dalla sua maggioranza osannante delle norme che esautorano di fatto il Parlamento ed impediscono al capo dello Stato di operare il controllo di costituzionalità, allora è la FINE DELLA NOSTRA REPUBBLICA.

Ci tengo a sottolineare che la riforma dei regolamenti parlamentari è già in discussione al Senato, anche se criminalmente i media per la maggior parte non ne hanno parlato!!!!

( Così come del resto non hanno citato l'emendamento Vizzini, "l'imbavaglia-Corte- -dei-Conti" e l'emendamento D'Alia, "l'imbavaglia-blogger")!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!

-Senza contare che con la riforma della giustizia hanno stabilito l'impossibilità per il PM di acquisire notizie di reato da fonti giornalistiche!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!-(praticamente in Italia i peggiori scandali politici-a partire da tangentopoli e processi per mafia- sono stati scoperti per la maggior parte così)

Veltroni, chiama tutti in piazza!! Veltroni svegliata!! Basta con gli inciuci!!ormai in Parlamento ci siete solo voi, fate qualcosa!!

Berlusconi sta portando a termine il piano eversivo della P2 di cui faceva parte!

Già in quel piano eversivo si riteneva che bisognasse stabilire la INEMENDABILITA' DEI DECRETI LEGGE (guardate a pg 13 del documento il cui link è due riga sopra)

Berlusconi a quanto si vede vuole andare oltre, ed il suo "piano di rinascita" non appare affatto democratico!

Del resto più volte Licio Gelli ha affermato che solo Berlusconi può portare avanti il piano della P2 ed ha anche affermato recentemente (troppo recentemente, 4 dicembre 2008):

 "Sono giusti i decreti approvati senza dialogo con la minoranza. Berlusconi, che è giovane ed ha la maggioranza, dovrebbe rivolgersi all'opposizione politica proponendo e facendo passare i decreti anche senza il loro assenso". in http://www.repubblica.it/2008/10/sezioni/politica/gelli-rinascita/gelli-intervista/gelli-intervista.html

Inoltre ha aggiunto altre parole inquietanti:

dice Gelli aggiungendo che "la sinistra di oggi non farebbe paura alla P2. La P2 non sarebbe nemmeno nata per difendersi dall'attuale Partito Comunista".
"Con la P2 - aggiunge - avevamo l'Italia in mano. Con noi c'era l'Esercito, la Guardia di Finanza, la Polizia, tutte nettamente comandate da appartenenti alla Loggia". "Noi - spiega - non abbiamo mai voluto attaccare, eravamo invece una sentinella, attenta a controllare che non emergesse il Partito Comunista".



Ma...qui potrebbe dare ad intendere che ancora oggi vi sia una cosa come la P2 e che NON AVREBBE PAURA DELLA SINISTRA! MA CI RENDIAMO CONTO?

Insomma: l'opposizione ne prenda atto, siamo davanti ad un piano eversivo, un tentativo di ridurre vigorosamente la democrazia nel nostro Paese!!!

Se a tutto questo aggiungiamo anche quello che riporta l'espresso, ci sorge anche il dubbio della buona fede dell'opposizione, oltre a confermarsi ulteriormente la nostra idea di una svolta autoritaria "de facto":

"A suggellare l'intesa maggioranza-opposizione, intanto, c'è la riforma dei regolamenti parlamentari in discussione al Senato. Raccontano che sia questa la vera merce di scambio tra Berlusconi e Veltroni. Il premier ha dato il via libera alla riforma della legge elettorale europea, con lo sbarramento del 4 per cento che Veltroni riteneva essenziale per fermare la concorrenza dei partitini di sinistra che avrebbero tolto voti al Pd. E il segretario dei Democratici ha acceso disco verde per la riscrittura delle regole del gioco parlamentare. Una riforma che il centrodestra considera decisiva, dato che nei nuovi regolamenti saranno contingentati i tempi per approvare i disegni di legge di iniziativa governativa: 60 giorni, come previsto dalla Costituzione per i decreti d'urgenza. Sessanta giorni, due mesi, per far approvare al Parlamento i provvedimenti che stanno più a cuore al premier. Più che una corsia preferenziale, una autostrada: quello che nessun presidente del Consiglio ha mai avuto, forse neppure sognato".

E' molto grave. Speriamo che qualcuno faccia qualcosa!

Vedremo!!

venerdì, 06 febbraio 2009

E' IN ATTO UN COLPO DI STATO

Se effettivamente Berlusconi cambierà le norme sulla decretazione d'urgenza, ALLORA SIGNIFICA CHE E' IN ATTO UN COLPO DI STATO

Lo Stato di diritto si basa su un sistema di pesi e contrappesi, volto ad impedire che l'esecutivo possa varare delle norme senza che ciò sia previsto autorizzato E LIMITATO da dei principi superiori, contenuti nei sistemi di common law nelle costituzioni e volti a LIMITARE LO STRAPOTERE DELL'ESCUTIVO DI FARE TUTTO CIO' CHE GLI PASSA PER LA TESTA.

Nel momento in cui Berlusconi Vuole cambiare la Costituzione SOL PERCHE' una norma qualsiasi da lui fatta è incostituzionale, come ha detto il Presidente della Repubblica, allora LO STATO DI DIRITTO SALTA ALL'ARIA.

Dobbiamo decidere:

O LASCIAMO CHE BERLUSCONI STABILISCA AUTONOMAMENTE COSA E GIUSTO E COSA NO, NON SOLO SUL CASO ENGLARO,MA SU TUTTO, OPPURE DIFENDIAMO I PRINCIPI DEMOCRATICI, CHE PREVEDONO CHE NON  LECITO PER IL GOVERNO Nè PER NESSUN ALTRO CAMBIARE LE NORME FONDAMENTALI DEL NOSTRO ORDINAMENTO A PROPRIO USO E CONSUMO PRIVATO.

I decreti poi sono un mezzo da usare solo in caso di NECESSITA' e URGENZA. Non possono mai essere utilizzati per eludere una sentenza passata in giudicato (come quella su Eluana), altrimenti anche in questo caso, lo stato di diritto smette di essere tale.

Se passa questo principio, allora si aprono degli inquientanti scenari in questo Paese, perchè con questo precedente ogni volta che una legge sarà incostituzionale si modificherà la costituzione, ogni volta che una sentenza sarà contraria agli interessi di un potente si eluderanno le sentenze, insomma, saremo definitivamente scivolati nella dittatura.

Riporterò in questo blog l'elenco delle info a mia disposizione riguardanti manifestazioni, sit in e quanto altro sarà portato avanti nelle varie città, con particolare attenzione alla città di Padova.

Io ho mandato una e-mail alla casella di posta del quirinale, con il mio nome e cognome, per manifestare solidarietà a Napolitano e per chiederglii che si muova ancora con forza come garante della nostra democrazia. Vi posto il link:

https://servizi.quirinale.it/webmail/

Invito caldamente tutti i coloro che legeranno a fare altrettanto

RESISTENZA RESISTENZA RESISTENZA!!!!

Dichiarazioni, decreti, crudeltà

Berlusconi, l'unto dal Signore, su Eluana: "è una persona viva, respira, le sue cellule cerebrali sono vive e potrebbe in ipotesi fare anche dei figli."
(questo basso demagogo vuole farci pensare che stiamo per uccidere una potenziale mamma. - n.d.a. )

Rino Fisichella, portavoce ufficiale di Dio di cui conosce con certezza le opinioni, presidente della pontificia accademia per la "vita" su Eluana : "Il gesto sarà apprezzato dalla grande maggioranza degli italiani (??????) che stanno seguendo questa vicenda con grande partecipazione e non riescono a capire come sia possibile che ad una ragazza che sta bene, anche se in coma, possa essere tolta l'alimentazione e l'idratazione."
(Una "ragazza che sta bene"? - n.d.a.)

SIETE:
Assassini della verità
Assassini dello Stato di Diritto

Assassini della Democrazia
Assassini della laicità, dei Lumi, di secoli del nostro cammino di civiltà
Assassini della Libertà
Assassini del messaggio di Cristo
Assassini dei genitori di Eluana

Qui a Padova anche il cielo piange per il baratro in cui stiamo affondando.
Tutti.

[tratte da: http://www.corriere.it/cronache/09_febbraio_06/eluana_englaro_idratazione_polemica_180dfe72-f42c-11dd-952a-00144f02aabc.shtml]




sabato, 17 gennaio 2009

Breve storia del conflitto israelo-palestinese, parte 2

Parte seconda: dalla fine della seconda guerra mondiale alla prima guerra arabo-israeliana

Dopo la fine della seconda guerra mondiale gli Stati mediorientali che erano stati oggetto dei mandati della Società delle Nazioni  dopo la prima guerra mondiale ottennero l’indipendenza e nel 1945 formarono la Lega degli Stati arabi che aveva lo scopo (mai raggiunto) di giungere alla creazione di un unico Stato arabo federale.

Stati

Anno indipendenza

Da chi

Transgiordania (oggi Giordania)

1946

GB

Iraq

1932

GB

Siria

 

Francia

Libano

 

Francia

Egitto

1922

GB

Arabia Saudita

 

 

Yemen

 

 

 

Restava da sciogliere la situazione della Palestina, contesta tra ebrei ed arabi.

Nel 1939 la GB si era impegnata a rendere indipendente la Palestina entro 10 anni, pressata sempre di più dal peso della componente ebraica negli USA e dal fatto che intanto i coloni ebrei in Palestina avevano creato delle organizzazioni militari passate alla lotta armata (condotta dai più estremisti con metodi terroristici) non più soltanto contro gli arabi, ma anche contro gli inglesi.

Trovandosi davanti ad una situazione incontrollabile, la GB si tirò fuori dal conflitto e nel 1947 annunciò che l’anno seguente avrebbe ritirato le sue truppe dalla Palestina, rimettendo alle Nazioni Unite il compito di trovare una soluzione al problema.

L’Onu approvò quindi un piano di spartizione in due Stati, che però fu respinto dagli arabi.

Nel maggio del ’48, appena gli inglesi abbandonarono la Palestina, gli ebrei proclamarono la nascita dello Stato di Israele, e gli Stati della Lega araba, per tutta risposta, lo attaccarono militarmente.

La prima guerra arabo-israeliana (gennaio ’48-49) si concluse con la sconfitta degli Stati arabi e la dimostrazione della combattività del nuovo Stato di Israele.

Con la guerra del ’48, inoltre, Israele si ingrandì rispetto al piano di spartizione delle Nazioni Unite, occupando anche la parte occidentale di Gerusalemme.

La Transgiordania, che cambiò nome in Giordania, incamerò invece i territori occupati dalle truppe durante il conflitto, sottraendoli all’ipotizzato Stato arabo di Palestina.

Un milione di profughi arabi furono costretti ad abbandonare Israele e ripararono nei Paesi vicini, in particolare in Giordania.

Vai alla parte prima

Liberamente tratto da Sabbatucci G., Vidotto V. (2002) “Storia Contemporanea”, vol. II “Il Novecento”, editori Laterza, Roma-Bari.


venerdì, 16 gennaio 2009

Breve storia del conflitto israelo-palestinese

Oggi, con un'azione che il diritto internazionale configura come un  grave crimine di guerra, gli israeliani hanno lanciato sulla sede Onu dell'alto commissariato per i rifugiati di Gaza delle bombe al fosforo, considerate dai trattati internazionali rilevanti in materia delle armi di distruzione di massa.

Le bombe al fosforo sono già state usate in Iraq dagli americani, sulla città di Falluja, nel 2001. Le loro polveri bruciano le carni fino all'osso e non fanno distinzione tra civili e militari, donne o bambini, miliziani e cittadini inermi.

Un glorioso antecedente fu l'utilizzo sulla popolazione vietnamita dell'agente arancio, con effetti simili.

Senza voler parteggiare per l'una o per l'altra parte, ma solo al fine di ristabilire la VERITA' STORICA, molto spesso manipolata per meri fini politico-propagandistici da fazioni di ogni schieramento, ecco cosa dice la storiografia più aggiornata sulle origini e cause del conflitto israelo-palestinese.

Per non dimenticare che, proprio adesso, la criminale ottusità di governanti e  terroristi sta causando un orribile bagno di sangue.


Parte Prima: dai primi anni del Novecento alla Prima guerra Mondiale

Fin dai primi anni del Novecento i colonizzatori europei strumentalizzarono i movimenti indipendentisti arabi, al fine di far cadere il dominio dell’impero ottomano sul Medio Oriente.

 Nel 1915-16 l’alto commissario britannico per l’Egitto, Mac Mahon, promise allo sceriffo della Mecca Hussein che, se i suoi uomini avessero combattuto contro l’Impero Ottomano, avrebbero ottenuto l’appoggio inglese per la costituzione di un grande regno arabo indipendente, comprendente l’ Arabia, la Mesopotamia e la Siria.

Nel 1916 Hussein lancia i beduini in una guerra santa contro i turchi assieme all’esercito inglese e coadiuvato da un consigliere militare britannico, Edward Lawrence (il famoso “Lawrence d’Arabia”).

Vinta la guerra, gli inglesi non rispettano i patti presi con i loro alleati arabi: per non frustrare le ambizioni francesi nell’area, infatti, procedettero alla spartizione delle terre acquisite: alla GB andarono la Mesopotamia e la Palestina (comprendente oggi lo Stato di Israele ed i territori Palestinesi); la Francia invece acquisì il Libano e la Siria.

Come compenso alla rinuncia al grande regno arabo, gli inglesi crearono nelle loro zone di influenza due nuovi Stati: l’ IRAQ e la TRANSGIORDANIA (oggi GIORDANIA).

Guarda la cartina

Dopo la prima guerra mondiale le acquisizione territoriali britanniche e francesi in Medio Oriente vennero ulteriormente consolidate, sotto forma di mandati, affidati alle due potenze dalla Società delle Nazioni.

Nello stesso periodo gli inglesi stessi ponevano le basi del conflitto, tuttora lungi dal giungere a conclusione, tra i residenti arabi ed i colonizzatori ebrei.

Infatti nel  novembre 1917 il governo inglese, per bocca del ministro degli esteri di allora, Balfour,  riconobbe il diritto del movimento sionista a creare in Palestina una sede nazionale per il popolo ebraico. La dichiarazione era stata redatta di concerto con il presidente americano Wilson, desideroso di ottenere il consenso del movimento sionista americano alla causa dell’Intesa (non si dimentichi che siano alle soglie della prima guerra mondiale!).

La dichiarazione Balfour pose le basi del conflitto tra i futuri israeliani ed i palestinesi: infatti faceva salvi i diritti civili e religiosi  MA NON I DIRITTI POLITICI delle popolazioni arabe residenti DA SEMPRE in Palestina.

Venne così legittimata ambiguamente l’immigrazione sionista che cominciò a svilupparsi in quegli anni e che portò, nel 1920-21 ai primi scontri fra coloni ebrei e residenti arabi.

Come si vede, quindi, la colonizzazione ebraica della Palestina inizia BEN PRIMA dell’inizio della  persecuzione nazista contro gli ebrei, sebbene la scoperta degli ORRORI perpetrati nei campi di concentramento non farà altro che far aumentare il flusso dei coloni che, scappando dall’Europa, cercherà rifugio nella terra promessa della Bibbia.

Liberamente tratto da Sabbatucci G., Vidotto V. (2002) “Storia Contemporanea”, vol. II “Il Novecento”, editori Laterza, Roma-Bari.


sabato, 10 gennaio 2009

No al pizzo in Calabria

Una bella storia finalmente, di qualcuno che si ribella al pizzo in Calabria, che alza il dito e la testa, minacciando LUI, con la forza della legge, i suoi estorsori che gli chiedono di pagare, come fanno tutti.

Quanto è difficile questa scelta, quanto è coraggiosa, in una terra piena di paura ed omertà.. speriamo che non rimanga un caso isolato, che gli estorsori finiscano in galera, che lo Stato sappia adeguatamente difendere questa persona.

Sperando, ancora, che alla fine questo "maru Cristu" non debba andare via dalla Calabria.

A Lamezia Terme

Calabria, la prima rivolta contro
chi impone il pizzo

Una vittima indica in aula ai giudici i suoi estorsori

DAL NOSTRO INVIATO 


LAMEZIA TERME (Catanzaro) — Il testimone è seduto su un lato dell'aula, i giudici alla sua sinistra e gli imputati di fronte. Racconta di quando, poco più di due anni fa, qualcuno si presentò al suo negozio per chiedere il «pizzo». Volevano 1.200 euro al mese «da destinare a zio Pasquale», dice. «Chi è zio Pasquale?», domanda il pubblico ministero. «Pasquale Giampà», risponde il testimone, che è pure parte offesa. «È presente in quest'aula?». Il testimone alza il dito indice, lo punta verso l'uomo sistemato a pochi metri di distanza, fra i due avvocati difensori, e dice: «Sì, è lui». È la prima volta che accade in Calabria: una vittima del racket che accusa pubblicamente i suoi estorsori (presunti, fino al verdetto, ma altri imputati per lo stesso fatto sono già stati condannati col rito abbreviato) in un'aula di giustizia. Non era mai successo in terra di 'ndrangheta, e forse per questo tra i curiosi accalcati dietro i banchi degli avvocati ci sono facce note alle cronache: il prefetto di Catanzaro Sandro Calvosa, il sindaco di Lamezia Gianni Speranza, il leader delle Associazioni antiracket Tano Grasso. Gli ultimi due si sono costituti parti civili contro gli accusati, ma la loro presenza è il segno che questa testimonianza vale molto di più del singolo processo. L'uomo che accusa si chiama Rocco Mangiardi, ha 53 anni, basso di statura e piglio deciso.

Gestisce un magazzino di autoricambi in via del Progresso, il cuore commerciale della città. Spiega che dopo quella visita cercò in tutti i modi di farsi almeno ridurre la quota da pagare. Si mise in contatto con gente vicina allo «zio Pasquale », che lui sapeva essere il boss della zona, «per risolvere il problema». Uno di loro, Vincenzo Torcasio, è stato arrestato ieri insieme ad altre tre persone, in una nuova operazione antiracket della polizia, anch'essa resa possibile grazie alla collaborazione della vittima dell'estorsione. Per Mangiardi non ci fu niente da fare: «Mi dissero che potevano scendere a 500 euro, ma se non volevo pagare dovevo chiudere». Poi fu avvicinato da una persona che conosce da sempre: «Suo padre è mio cliente, mi prese da parte e mi disse che poteva organizzarmi un incontro chiarificatore con lo zio Pasquale ». Il pubblico ministero ripete la domanda: «È presente in quest'aula?». Rocco Mangiardi alza il dito per la seconda volta, indicando l'imputato Antonio De Vito, seduto accanto a Giampà e agli avvocati difensori: «Un giorno mi convocò nel suo ufficio — continua —, mi fece entrare in una stanza dove c'era Pasquale Giampà e disse che dovevamo uscire solo dopo aver trovato l'accordo ». Ma nel faccia a faccia con il boss l'accordo non si trovò: «Giampà era arrabbiato perché avevo cercato altre persone, mi disse che quando lo seppe voleva bruciarmi il magazzino, e che se volevo la protezione di altri dovevo trasferirmi nella loro zona.

Io replicai che volevo solo attenuare il danno, e proposi 250 euro al mese. Lui rispose che non chiedeva l'elemosina, e che in via del Progresso pagavano tutti, dalla A alla Z». Gli imputati fissano il testimone, che sembra sempre più piccolo ma non si ferma: «Io non voglio pagare gente che non lavora per me, e che so che userà i miei soldi per comprare proiettili, bombe e benzina. Preferisco assumere un padre di famiglia, ma subire un'estorsione no». Poco dopo l'incontro con Giampà, lavorando su un'altra indagine, la polizia ebbe il sospetto che Mangiardi fosse ricattato dal racket. Fu convocato in questura, ma negò tutto. Aveva paura. Gli misero una microspia nell'automobile e intercettarono un dialogo nel quale l'uomo confidava alla moglie la tentata estorsione. Lo convocarono di nuovo, gli contestarono quel colloquio, Mangiardi vuotò il sacco: «Non posso più negare», e raccontò la storia che ora ripete in aula. Quando tocca a loro, i difensori degli imputati tentano di farlo cadere in contraddizione, ma il testimone insiste nella sua versione. Gli chiedono se ha avuto soldi dall'Associazione antiracket, e perfino se abbia avuto una relazione sentimentale che gli dava dei problemi. Il presidente del tribunale non ammette le domande, il clima si fa pesante. Su domanda dei giudici viene fuori che il padre dell'imputato De Vito, poco tempo fa, s'è presentato al negozio di Mangiardi: «Mi ha chiesto se potevo aiutare suo figlio, per tirarlo fuori dal processo. Io lo capisco, ma non ne ho la possibilità ». La deposizione è finita, il testimone esce dall'aula accolto dagli amici dell'antiracket e dagli agenti di scorta. Glieli hanno assegnati dopo la pubblicazione di notizie su un presunto progetto d'attentato, non si sa bene a quale magistrato. Un disagio e una preoccupazione in più per Mangiardi, l'uomo che ha detto no al «pizzo» e ha puntato il dito contro chi lo pretendeva. Tano Grasso lo abbraccia: «Il nostro auspicio è che altri imprenditori seguano il suo esempio ed escano allo scoperto, com'è successo in Sicilia». E il sindaco Speranza: «Gli siamo grati, può segnare l'inizio di una nuova era». E' quel che ripeterà giovedì prossimo a al capo dello Stato durante la sua visita in Calabria, terra di 'ndrangheta e ora anche di qualche testimone.


postato da: capodanna alle ore 13:12 | link | commenti
categorie: mafia, sud , calabria, racket, ndrangheta, mafie, pizzo, storia della ndrangheta
giovedì, 08 gennaio 2009

La vera storia di Bettino Craxi

Tratto dal blog di Beppe Grillo.. PASSATE PAROLA!

postato da: capodanna alle ore 14:37 | link | commenti
categorie: passaparola, marco travaglio
sabato, 20 dicembre 2008

La Napoli che MERITA di affogare nella spazzatura

Guardate questo video, girato in via Toledo, a Napoli. Descrive la grettezza e l'ignoranza di alcuni abitanti, davanti ad una manifestazione per l'integrazione degli immigrati, patrocinata dal Comune.

Qui il link al video

Bisogna purtroppo prendere atto che i mali da cui è afflitta la città di Napoli dipendono in primis dall'ignoranza, strafottenza e maleducazione dei suoi abitanti. A Napoli c'è tantissima gentaglia del tipo di questo video, signori miei.

Ancora oggi, quindi, la città di Napule fa 'na bella figur' e mmèrda (tanto per cambiare)

Dico ai napoletani intelligenti e onesti CHE CI SONO E SONO TANTI, se ancora non sono emigrati tutti, di ribellarsi davanti a queste manifestazioni. Altrimenti verrete tutti etichettati, a Napoli non ci metterà più piede nessuno, perchè vedete che certe cose schifose di questo tipo succedono solo da voi.

 Date un colpo di reni, mandate al diavolo questa gente, che non è in grado di affrontare la convivenza civile.

L'utima frase del video è emblematica: "da noi a Napoli con le carte ci si pulisce il culo"... ed allora sapete cosa vi dice il resto dell'Italia?

 MALEDETTI!! AFFOGATE NELLA SPAZZATURA!!!!!
(per chi non rispetta la convivenza civile non ci può essere pietà.)

venerdì, 19 dicembre 2008

Parentopoli a Messina

A vantaggio di qualche amico, ancora iscritto alla facoltà di giurisprudenza di Messina, dopo una prima parte introduttiva, ecco un dettagliato elenco della perentopoili in facoltà! da Annozero.

postato da: capodanna alle ore 10:54 | link | commenti
categorie: politica, università, sud

La riforma della giustizia

Mica scemo il biscione. Dopo mesi di "io con l'opposizione non ci discuto" adesso, guarda un pò, la musica è cambiata.."sono pronto ad accogliere le proposte dell'opposizione sulla giustizia"...... e manch 'i fissa!( trad. dal calabrese: e certo!)

Berlusconi sa benissimo che per fare una riforma della giustizia che dopo l'approvazione, non sia attaccabile tramite referendum, è necessario che sia approvata con una larga maggioranza. Ecco da dove nasce l'invito al PD, che, fedele come un simpatico yorkshire, non lesina di dare la sua disponibilità.." uof uof!!"

Guarda caso, appena succede tutto questo, ecco che si scatena la bufera giudiziaria sul PD, ovviamente volta a far cadere la vergognosa leadership di Veltroni,  detto "il ma anche"

 Credo che da questa vicenda si possano trarre due importanti conclusioni:

1) è vero: in Italia i giudici hanno un grande peso, e con le loro inchieste giudiziarie sono in grado di condizionare l'andamento della nostra "democrazia";

2) ..menomale...

postato da: capodanna alle ore 09:55 | link | commenti
categorie: pensieri, politica
sabato, 13 dicembre 2008

Ci pisciano addosso e ci dicono che piove

Da Repubblica di oggi, ecco il Verbus Brunettorum:

Parlando più in generale del sistema previdenziale, Brunetta ha sostenuto che innalzando ulteriormente l'età pensionabile "si recupera quel 10% in più dello spaventosamente basso tasso di occupazione italiano" e questo "significa 2-3 milioni di posti di lavoro in più, il che vuole dire incrementare il gettito fiscale e il Pil del Paese". L'invecchiamento attivo, ha detto ancora, "è un bene pubblico e come tale occorre farne rilevare la convenienza e sostenerlo con gli opportuni incentivi, anche fiscali, e disincentivare le uscite precoci dal lavoro", in particolare per la fascia di età compresa tra i 55 e i 65 anni.

Se ho capito bene, vogliamo aumentare l’occupazione facendo lavorare i vecchi, invece di mandarli in pensione e lasciare il loro posto ai giovani..wow, grande Brunetta! (grande faccia di merda)

Ha ragione Travaglio: questi ci pisciano addosso e ci dicono che piove!


postato da: capodanna alle ore 18:23 | link | commenti
categorie: politica, bestiario
sabato, 29 novembre 2008

Ah, ah ah!!!!!!!!!!!!!!

Milano, 29 nov. (Apcom) - Renzo Bossi, il figlio del leader della Lega nord Umberto, non ha superato l'esame orale della maturità scientifica ripetuto da privatista dopo la bocciatura del luglio scorso presso il Collegio arcivescovile Bentivoglio di Tradate, in provincia di Varese. A luglio Renzo Bossi si era presentato alla prova orale con una tesina sul federalismo, 'Carlo Cattaneo e la valorizzazione romantica dell'appartenenza delle identità'. Questa volta come materia principale invece aveva scelto la fisca. L'esame è durato circa un'ora. Accanto alla commissione esaminitrice, riconvocata per valutare nuovamente la preparazione del ragazzo, era presente un ispettore del ministero dell'Istruzione.

In seguito alla bocciatura dello scorso luglio (si trattava già della seconda a una prova di maturità per il figlio di Umberto Bossi) la famiglia aveva fatto ricorso al Tribunale amministrativo. Prima della sentenza del Tar tuttavia il giovane - che aveva spiegato di essere stato interrogato su parti di programma mai affrontate durante l'anno scolastico - aveva ottenuto la possibilità di ripetere l'esame da privatista.

La nuova bocciatura di Renzo Bossi, secondo il padre dipende "anche" dal fatto che "gli hanno fatto rifare l'esame con gli stessi insegnanti di prima". Lo ha affermato afferma lo stesso Umberto Bossi stasera a margine di un incontro della Lega a Sarezzo.

Io gli avevo suggerito di non andare a fare l'esame - ha aggiunto Bossi - ma lui è voluto andare. E' stato anche bravo, è andato... Però...".

Alla domanda se questa vicenda è in relazione con la sua idea di avere insegnanti del Nord nel settentrione d'Italia Bossi replica: "Ogni Regione deve avere i suoi insegnanti se no questo aspetto c'è sempre".


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categorie: news, bestiario
lunedì, 03 novembre 2008

Risvegli Improvvisi...

"Abbasso la mignottocrazia, viva la Repubblica"!

Queste le parole di fuoco dell'ex allineato Paolo Guzzanti, considerato notoriamente persona con tanto pelo sullo stomaco.

Saranno stati i milioni di euro che la Carfagna ha domandato alla figlia Sabina a far risvegliare tale augusto genitore? da lecchino a moralizzatore della vita pubblica, il passo in effetti appare sorprendente.

Orsù dunque, sorge spontaneo domandarsi su quale pianeta alieno abbia finora vissuto il senatore Guzzanti.. si accorge solo ora della vera natura di Berlusconi, oppure si è piccato, all'idea di non essere stato nominato anch'egli ministro? mi dispiace, senatore, ma anche lei avrebbe dovuto (cito) "ben succhiare uccelli".

Ecco chi sono i berluscones: gente pronta a tutto, basta che non si intacchi qualcosa che sta loro a cuore (in questo caso la figlia, lei davvero una grande donna)... per il resto sono pronti a votare qualsiasi porcata.

Bravo Guzzanti! avrebbe dimostrato più dignità dicendo queste cose mesi fa, quando queste simpatiche signore sono state nominate ministro!

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categorie: pensieri, politica, news, ironia
domenica, 02 novembre 2008

Ostaggio del Sondaggio

Berlusconi vuole bloccare le decisioni del decreto Gelmini relative all'università.
Fino a pochi giorni fa sembrava voler andare avanti "senza se e senza ma"...

...ma cosa gli ha fatto cambiare idea?

...il dubbio che la riforma potesse davvero intaccare il diritto allo studio, soprattutto dei più deboli? ...

...una conversione sulla via di Damasco, la presa d'atto che un Paese si governa con l'attenzione ad offrire le stesse opportunità per tutti, a prescindere dall'idea religiosa - o meglio -: a prescindere dalla possibilità o meno di pagare la retta alle scuole dei preti?...

Avrà dubitato dell'opportunità di tagliare con la gigliottina servizi essenziali, il motore dello sviluppo culturale di un Paese?

  OVVIAMENTE no.

 Dimostrando quanta poca dignità politica possegga,  Berlustalin ha solo temuto di dover alzare il suo largo deretano dalla comoda poltrona di palazzo Chigi:

Qualcosa, però, negli ultimi giorni è cambiato. Le proteste degli studenti. Le manifestazioni dei docenti. La stagnazione dell'economia. Il clima nei confronti dell'esecutivo non è più lo stesso. Sul tavolo del premier i sondaggi lo confermano. Già una settimana fa i dati avevano impensierito l'inquilino di Palazzo Chigi, e adesso ha avuto una controprova. La riforma Gelmini non è "popolare", soprattutto è stata percepita in senso negativo dalle famiglie. "Non si può insistere subito sullo stesso punto", ha allora fatto sapere il Cavaliere. - tratto da Repubblica.it

Italiani, svegliatevi!

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categorie: pensieri, politica, news, università

La riforma e l'università di Padova

Già ieri su Repubblica, un articolo di Curzio Maltese dava conto della posizione dell'amministrazione universitaria padovana, l'unica a supportare completamente la protesta degli studenti. Grazie a questa intelligente azione si è evitato che, per la prima volta in trent'anni, le proteste sfociassero nel sangue.

Ecco la lettera che il Magnifico rettore Milanesi ha invaito agli studenti dell'ateneo ed alle loro famiglie:

Agli Studenti ed alle loro Famiglie

L’Università di Padova desidera mettere al corrente le famiglie dei propri studenti circa la posizione
dell’Ateneo in merito alle misure assunte dalla cosiddetta “manovra d’estate” che prevede, tra l’altro,
fortissime limitazioni al turn over, tagli pesanti dei finanziamenti agli Atenei di oltre 400 milioni di euro
l’anno a partire dal 2010..
Il blocco del turn over del personale docente e tecnico-amministrativo (verrà assunto solo un docente o
un tecnico-amministrativo su cinque che andranno in pensione) e la riduzione del Fondo per il
Finanziamento Ordinario con cui il bilancio dello Stato finanzia gli Atenei, avranno gravissime conseguenze
sul funzionamento delle Università, impedendo così l’assunzione dei giovani, il nostro più prezioso capitale
umano, facendo inevitabilmente crescere la “fuga dei cervelli” all’estero.
Il Governo tende a giustificare tagli così massicci e brutali all’Università - “suicidi” li ha definiti la
prestigiosa rivista inglese “Nature” nel suo ultimo numero - asserendo che l’intero sistema universitario è al
collasso e soffre di una crisi irreparabile. Ma così, procedendo con tagli decisi in modo indifferenziato per
tutti gli Atenei, il Governo finisce per generalizzare un giudizio negativo che non è giusto colpisca allo
stesso modo Atenei che in realtà sono oggi in situazioni tra loro molto diverse. Vi sono Università che in
questi ultimi anni non hanno fatto buon uso dell’autonomia gestionale e di bilancio ed altre, come Padova,
che hanno invece il bilancio perfettamente sano e sono ai primissimi posti nelle classifiche nazionali degli
Atenei.
Vero è che già l’Italia investe in formazione e ricerca molto meno che altri Paesi europei. La percentuale
di spesa universitaria rispetto alla spesa pubblica totale per servizi è in Italia di 1,6, contro il 2,9 della UE e le
risorse pubbliche per l’istruzione superiore sono pari allo 0,9% del Prodotto interno lordo contro una media
OCSE dell’1,5% e di 1,3% per l’Europa dei 19.
Il rischio concreto è di privare il nostro Paese della risorsa preziosa rappresentata da una rete di
università pubbliche e insieme di ledere i principi, sanciti dalla nostra Costituzione, dell’autonomia
universitaria, della natura prevalentemente pubblica della formazione universitaria e della possibilità per i
“capaci e meritevoli anche se privi di mezzi” di accedere ai più alti gradi dell’istruzione.
L’Università di Padova, pur nella consapevolezza della difficile situazione economica e finanziaria del
nostro Paese, non può accettare in alcun modo che si affossi il sistema universitario italiano, andando a
colpire indistintamente tutti gli Atenei, senza una valutazione nel merito e senza che i tagli delle risorse
pubbliche agli Atenei avviino una pur necessaria riqualificazione della spesa.
L’Università di Padova è dunque decisamente in disaccordo con provvedimenti legislativi che rischiano
di demolire il nostro sistema universitario, che tagliano i fondi con la mannaia in una decapitazione di massa,
e non operano invece col bisturi del chirurgo, capace di guarire eliminando le parti ammalate. Per questo il
Senato Accademico ha chiesto ai docenti dell’Ateneo di ribadire agli studenti gli aspetti fortemente negativi
di questi provvedimenti, di sviluppare, nelle forme e nelle modalità che ciascuna Facoltà riterrà più
opportune, azioni di protesta che abbiano come scopo la sensibilizzazione dell’opinione pubblica e dei
cittadini, ma senza interruzioni prolungate delle lezioni che farebbero solo il danno degli studenti, mettendo
in atto altre iniziative, come lo svolgimento di lezioni in piazza, che illustrino i motivi dell’agitazione in
corso in gran parte delle Università italiane.
L’Università di Padova fa appello all’opinione pubblica perché comprenda che il futuro dei giovani e
della loro formazione, cui tante famiglie sono interessate, è oggi in pericolo, e con questa lettera agli Studenti
e alle loro Famiglie intende realizzare il primo momento di una più ampia campagna di informazione e di
sensibilizzazione che chiarisca la vera realtà del sistema universitario italiano e getti luce sui rischi
gravissimi che derivano da tagli indiscriminati, in assenza di ogni iniziativa di valutazione, con la
conseguenza certa dapprima di far lievitare in modo notevole le tasse studentesche e, nel seguito, di causare
danni irreparabili ad un settore fondamentale per il futuro del Paese con una “cura da cavallo” che
provocherà la morte certa del paziente invece che assicurarne la guarigione.

Il Rettore
Vincenzo Milanesi
Padova, 28 ottobre 2008

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venerdì, 31 ottobre 2008

Onore a chi ha illustrato la Patria

Su Odeon tv da lunedì alle 22.20
Gelli conduttore in tv: «Venerabile Italia»
Il «Maestro» della loggia massonica segreta P2 condurrà un suo programma. Ospiti? Andreotti e Dell'Utri

MILANO - È ricordato principalmente per essere stato «Maestro Venerabile» della loggia massonica segreta P2. Per cui il titolo della sua trasmissione non può che essere «Venerabile Italia». Sottotitolo: «La vera storia di Licio Gelli». Quindi Licio Gelli sbarca in tv. Avrà un programma tutto suo da lunedì, alle 22.20, su Odeon tv .

IL PROGRAMMA - Sarà proprio il maestro della P2 la «voce narrante», assieme a Lucia Leonessi, di una «ricostruzione inedita della storia dell’ultimo secolo, «dalla Guerra di Spagna agli anni ’80, dai salotti di Roma alle rive del lago di Como, dall’epoca fascista al crac del Banco Ambrosiano». Il programma, presentato venerdì ufficialmente a Firenze, vedrà anche la partecipazione di personaggi politici e storici come Giulio Andreotti, Marcello Veneziani e Marcello Dell’Utri. Nella prima puntuta perlerà di fascismo.

CHI È GELLI - È ricordato principalmente per essere stato «Maestro Venerabile» della loggia massonica segreta P2. È stato camicia nera, ha aderito alla Repubblicà di Salò, qualcuno ipotizza che Gelli era molto vicino alla Cia. È stato accusato di aver un ruolo in «Gladio», amico stretto del leader argentino Peròn. Dopo la scoperta della P2, fuggi in Svizzera dove fu arrestato mentre cercava di ritirare decine di migliaia di dollari a Ginevra, ma riuscì ad evadere dalla prigione. Fuggì quindi in Sudamerica, prima di costituirsi nel 1987. Licio Gelli è stato condannato con sentenza definitiva per i seguenti reati: procacciamento di notizie contenenti segreti di Stato, calunnia nei confronti dei magistrati milanesi Colombo, Turone e Viola, tentativi di depistaggio delle indagini sulla strage alla stazione di Bologna e Bancarotta fraudolenta (per il fallimento del Banco Ambrosiano è stato condannato a 12 anni).


31 ottobre 2008

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categorie: pensieri, politica, news, storie di mafia quotidiana
giovedì, 30 ottobre 2008

Il metodo G8/Cossiga

Caschi, passamontagna e bastoni. E quando passa Cossiga un anziano docente urla: "Contento ora?"

Un camion carico di spranghe
e in piazza Navona è stato il caos

La rabbia di una prof: quelli picchiavano e gli agenti zitti
di CURZIO MALTESE

Gli scontri di ieri a Roma

AVEVA l'aria di una mattina tranquilla nel centro di Roma. Nulla a che vedere con gli anni Settanta. Negozi aperti, comitive di turisti, il mercatino di Campo dè Fiori colmo di gente. Certo, c'era la manifestazione degli studenti a bloccare il traffico. "Ma ormai siamo abituati, va avanti da due settimane" sospira un vigile. Alle 11 si sentono le urla, in pochi minuti un'onda di ragazzini in fuga da Piazza Navona invade le bancarelle di Campo dè Fiori. Sono piccoli, quattordici anni al massimo, spaventati, paonazzi.

Davanti al Senato è partita la prima carica degli studenti di destra. Sono arrivati con un camion carico di spranghe e bastoni, misteriosamente ignorato dai cordoni di polizia. Si sono messi alla testa del corteo, menando cinghiate e bastonate intorno. Circondano un ragazzino di tredici o quattordici anni e lo riempiono di mazzate. La polizia, a due passi, non si muove.

Sono una sessantina, hanno caschi e passamontagna, lunghi e grossi bastoni, spesso manici di picconi, ricoperti di adesivo nero e avvolti nei tricolori. Urlano "Duce, duce". "La scuola è bonificata". Dicono di essere studenti del Blocco Studentesco, un piccolo movimento di destra. Hanno fra i venti e i trent'anni, ma quello che ha l'aria di essere il capo è uno sulla quarantina, con un berretto da baseball. Sono ben organizzati, da gruppo paramilitare, attaccano a ondate. Un'altra carica colpisce un gruppo di liceali del Virgilio, del liceo artistico De Chirico e dell'università di Roma Tre. Un ragazzino di un istituto tecnico, Alessandro, viene colpito alla testa, cade e gli tirano calci. "Basta, basta, andiamo dalla polizia!" dicono le professoresse.

Seguo il drappello che si dirige davanti al Senato e incontra il funzionario capo. "Non potete stare fermi mentre picchiano i miei studenti!" protesta una signora coi capelli bianchi. Una studentessa alza la voce: "E ditelo che li proteggete, che volete gli scontri!". Il funzionario urla: "Impara l'educazione, bambina!". La professoressa incalza: "Fate il vostro mestiere, fermate i violenti". Risposta del funzionario: "Ma quelli che fanno violenza sono quelli di sinistra". C'è un'insurrezione del drappello: "Di sinistra? Con le svastiche?". La professoressa coi capelli bianchi esibisce un grande crocifisso che porta al collo: "Io sono cattolica. Insegno da 32 anni e non ho mai visto un'azione di violenza da parte dei miei studenti. C'è gente con le spranghe che picchia ragazzi indifesi. Che c'entra se sono di destra o di sinistra? È un reato e voi dovete intervenire".

Il funzionario nel frattempo ha adocchiato una telecamera e il taccuino: "Io non ho mai detto: quelli sono di sinistra". Monica, studentessa di Roma Tre: "Ma l'hanno appena sentito tutti! Chi crede d'essere, Berlusconi?". "Lo vede come rispondono?" mi dice Laura, di Economia. "Vogliono fare passare l'equazione studenti uguali facinorosi di sinistra". La professoressa si chiama Rosa Raciti, insegna al liceo artistico De Chirico, è angosciata: "Mi sento responsabile. Non volevo venire, poi gli studenti mi hanno chiesto di accompagnarli. Massì, ho detto scherzando, che voi non sapete nemmeno dov'è il Senato. Mi sembravano una buona cosa, finalmente parlano di problemi seri. Molti non erano mai stati in una manifestazione, mi sembrava un battesimo civile. Altro che civile! Era stato un corteo allegro, pacifico, finché non sono arrivati quelli con i caschi e i bastoni. Sotto gli occhi della polizia. Una cosa da far vomitare. Dovete scriverlo. Anche se, dico la verità, se non l'avessi visto, ma soltanto letto sul giornale, non ci avrei mai creduto".

Alle undici e tre quarti partono altre urla davanti al Senato. Sta uscendo Francesco Cossiga. "È contento, eh?" gli urla in faccia un anziano professore. Lunedì scorso, il presidente emerito aveva dato la linea, in un intervista al Quotidiano Nazionale: "Maroni dovrebbe fare quel che feci io quand'ero ministro dell'Interno (...) Infiltrare il movimento con agenti pronti a tutto, e lasciare che per una decina di giorni i manifestanti devastino le città. Dopo di che, forti del consenso popolare, il suono delle sirene delle ambulanze dovrà sovrastare quello delle auto della polizia. Le forze dell'ordine dovrebbero massacrare i manifestanti senza pietà e mandarli tutti all'ospedale. Picchiare a sangue, tutti, anche i docenti che li fomentano. Magari non gli anziani, ma le maestre ragazzine sì".

È quasi mezzogiorno, una ventina di caschi neri rimane isolata dagli altri, negli scontri. Per riunirsi ai camerati compie un'azione singolare, esce dal lato di piazza Navona, attraversa bastoni alla mano il cordone di polizia, indisturbato, e rientra in piazza da via Agonale. Decido di seguirli ma vengo fermato da un poliziotto. "Lei dove va?". Realizzo di essere sprovvisto di spranga, quindi sospetto. Mentre controlla il tesserino da giornalista, osservo che sono appena passati in venti. La battuta del poliziotto è memorabile: "Non li abbiamo notati".

Dal gruppo dei funzionari parte un segnale. Un poliziotto fa a un altro: "Arrivano quei pezzi di merda di comunisti!". L'altro risponde: "Allora si va in piazza a proteggere i nostri?". "Sì, ma non subito". Passa il vice questore: "Poche chiacchiere, giù le visiere!". Calano le visiere e aspettano. Cinque minuti. Cinque minuti in cui in piazza accade il finimondo. Un gruppo di quattrocento di sinistra, misto di studenti della Sapienza e gente dei centri sociali, irrompe in piazza Navona e si dirige contro il manipolo di Blocco Studentesco, concentrato in fondo alla piazza. Nel percorso prendono le sedie e i tavolini dei bar, che abbassano le saracinesche, e li scagliano contro quelli di destra.

Soltanto a questo punto, dopo cinque minuti di botte, e cinque minuti di scontri non sono pochi, s'affaccia la polizia. Fa cordone intorno ai sessanta di Blocco Studentesco, respinge l'assalto degli studenti di sinistra. Alla fine ferma una quindicina di neofascisti, che stavano riprendendo a sprangare i ragazzi a tiro. Un gruppo di studenti s'avvicina ai poliziotti per chiedere ragione dello strano comportamento. Hanno le braccia alzate, non hanno né caschi né bottiglie. Il primo studente, Stefano, uno dell'Onda di scienze politiche, viene colpito con una manganellata alla nuca (finirà in ospedale) e la pacifica protesta si ritrae.

A mezzogiorno e mezzo sul campo di battaglia sono rimasti due ragazzini con la testa fra le mani, sporche di sangue, sedie sfasciate, un tavolino zoppo e un grande Pinocchio di legno senza più una gamba, preso dalla vetrina di un negozio di giocattoli e usato come arma. Duccio, uno studente di Fisica che ho conosciuto all'occupazione, s'aggira teso alla ricerca del fratello più piccolo. "Mi sa che è finita, oggi è finita. E se non oggi, domani. Hai voglia a organizzare proteste pacifiche, a farti venire idee, le lezioni in piazza, le fiaccolate, i sit in da figli dei fiori. Hai voglia a rifiutare le strumentalizzazioni politiche, a voler ragionare sulle cose concrete. Da stasera ai telegiornali si parlerà soltanto degli incidenti, giorno dopo giorno passerà l'idea che comunque gli studenti vogliono il casino. È il metodo Cossiga. Ci stanno fottendo".
(30 ottobre 2008)

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categorie: pensieri, politica, news, storie di mafia quotidiana
lunedì, 20 ottobre 2008

Quando la democrazia smette di essere tale

Un senso diffuso di smarrimento. Ecco cosa vedo, ecco cosa leggo negli occhi di tutti noi, soprattutto giovani, oggi sempre più spaventati dalle prospettive di precarietà che, come dense nubi fosche, si assediamo davanti a qualsiasi progetto di vita.

In tutto questo, che fine ha fatto la partecipazione politica, quella molla che spinge il singolo a dire: io faccio parte di una comunità, e come tale mi impegno, mi interesso di ciò che succede ai miei simili, protesto davanti a palesi ingiustizie?

E’ stata risucchiata ed avvilita. Risucchiata ed avvilita da un sistema politico che, sempre maggiormente diventa una casta, chiusa verso l’esterno, verso la vita reale.

Ma qual è stato il punto di non ritorno, il momento nel quale si è concretamente posta una pregiudiziale gravissima alla partecipazione politica nel nostro Paese, che ci fa affermare “questa ormai non è più democrazia”?

E’ stata indubitabilmente la scelleratissima legge elettorale promossa da Berlusconi, definita dal suo stesso ministro “una porcata”. Quella leggina ha introdotto nel nostro ordinamento un principio gravissimo: l’impossibilità per il cittadino di scegliere chi deve arrivare in Parlamento.

Ormai lo sanno tutti, alle ultime elezioni chi ha votato ha solo potuto scegliere il simbolo, non la persona. Questo significa che non esiste più alcun controllo democratico su coloro i quali ci dovrebbero rappresentare in Parlamento.

Le conseguenze di quest’ aberrazione sono ormai davanti agli occhi di tutti. In parlamento sono giunti nella maggior parte dei casi gli “amici degli amici”, viscidi vermi, abituati a far carriera leccando i larghi culoni dei loro leaders di partito. Come spiegare altrimenti la presenza nella nostra suprema assemblea rappresentativa  di persone che, se fossero state poste davanti al giudizio del popolo sarebbero state sicuramente trombate ? Cosa pensare di uno come Nicolò Ghedini, l’avvocato personale di Berlusconi, a che titolo quel soggetto si siede oggi in Parlamento? E lì per difendere gli interessi degli elettori di Forza Italia o quelli personali di Berlusconi?

Ormai ogni classificazione sembra sfumare, ma stabilire se Ghedini e altri come lui rappresentano gli interessi di Berlusconi o quelli dell’ ITALIA fa la differenza tra vivere ancora in una democrazia o scivolare in una morbida dittatura di continue prese per il culo.

 Giusto per par condicio, cosa pensare invece di Marco Minniti? Uno che ogni volta che si è presentato davanti agli elettori (calabresi in questo caso) è stato TROMBATO, con quale criterio è stato di nuovo presentato come capofila nelle liste del pd alla Camera per la regione Calabria? perché, secondo quali logiche queste persone continuano a sopravvivere politicamente?

La stessa cosa vale per i vertici provinciali e cittadini degli ex DS di Reggio Calabria. Pesantemente sconfitti alle ultime elezioni, sono ancora tutti lì, indegni rottami senza senso.

Io credo che questo stato di cose, che ha portato in Parlamento persone che non avrebbero mai potuto aspirare all’elezioni con un'altra legge elettorale, sia alla base dell’attuale sconforto che assale chiunque segua la nostra politica nazionale.

Purtroppo la situazione va del resto peggiorando:  sbarramento al 5 per cento, via le preferenze e aumento del numero delle circoscrizioni da 5 a 10.

Sono queste le novità introdotte dal testo base della riforma della legge elettorale adottato il 09/10/2008 dalla commissione Affari Costituzionali di Montecitorio. Il termine per la presentazione degli emendamenti è fissato per domani.  Il 27 ottobre la pdl approdera' in Aula a Montecitorio.

Ps à E il premier, nella prima puntata di Porta a Porta di quest’anno, in un impeto di democrazia, a scanso di ulteriori dubbi , afferma "No al ritorno alle preferenze. Con le circoscrizioni che hanno le dimensioni che conosciamo si stima che ci debba essere una campagna che va dai 2 ai 3 mln di euro. Questo porterebbe a un ritorno al passato, con i candidati che dovrebbero rivolgersi agli elettori per avere i soldi in un modo che non sempre si può essere sicuri sia alla luce del sole. Si tornerebbe nella vecchia politica con i finanziamenti occulti".
Molto meglio allora che i candidati li scelga lui, così risparmiamo tutti assieme, anche la fatica di scegliere.

RIVOGLIAMO LE PREFERENZE, RIVOGLIAMO LA DEMOCRAZIA!!!!!!


postato da: capodanna alle ore 15:32 | link | commenti
categorie: pensieri, politica